Persone e Insegnamenti
      

Prof. Franco Brevini

franco.brevini@unibg.it

Tel.: 0352052918 (S. Agostino)

Riceve gli studenti: venerdģ dalle 10.30 alle 11.30.
Nel periodo di sospensione delle attivitą didattiche il ricevimento si svolge con modalitą telematica (Skype o Google Meet) previo contatto e-mail per poter assegnare un orario preciso.

Sede: S. Agostino
piazzale S. Agostino 2 - 24129 Bergamo (BG) - Italia
stanza 9

Professore Associato: Corsi - Scienze Umane e Sociali

Professore Associato: Dipartimento di Scienze Umane e Sociali


Corsi:
139019 Istituzioni di letteratura II
25233 Letteratura italiana e problemi sociali
25294 Letteratura italiana in dialetto
25309 Storia e geografia della letteratura italiana

Corsi a.a. precedenti:
25231 Adulti e anziani nella letteratura italiana
25096 Letteratura italiana 6
25071 Letteratura italiana 6 A
25072 Letteratura italiana 6 B
25155 Letteratura italiana 8
25099 Letteratura italiana contemporanea
24025 Letteratura italiana contemporanea A
25120 Letteratura italiana contemporanea A
24030 Letteratura italiana contemporanea B
58002 Letteratura teatrale italiana
25232 L'infanzia nella letteratura italiana
49011 Tipologie della produzione e della diffusione dei testi


prof. Franco BreviniDopo la monografia Pasolini (Mondadori, 1981), nata dalla tesi di laurea con Sergio Antonielli presso l'università di Milano, per una ventina d'anni ha studiato le tradizioni letterarie in dialetto, pubblicando una serie di volumi fra cui l'antologia Poeti dialettali del Novecento (Einaudi, 1987); la monografia Le parole perdute. Dialetti e poesia nel nostro secolo (Einaudi, 1990) e La poesia in dialetto. Storia e testi dalle origini al Novecento, 3 voll., (Mondadori 1999), un vastissimo panorama che costituisce a oggi il contributo più sistematico dedicato alla produzione poetica nei dialetti italiani. Da questo lavoro è nata La letteratura degli italiani (Feltrinelli 2010), un saggio in cui, partendo dalla questione della lingua, ricostruisce lo scollamento tra la produzione letteraria e la vita del paese.
Ha allestito le edizioni critiche di alcuni autori tra Sette e Ottocento e ha collaborato alle maggiori storie della letteratura degli ultimi anni.
Negli ultimi dieci anni i suoi interessi si sono venuti spostando verso le scienze umane, pur restando la letteratura uno strumento privilegiato di interpretazione dei fenomeni. Nel 2008 ha pubblicato Un cerino nel buio. Come la cultura sopravvive a barbari e antibarbari (Bollati Boringhieri), in cui prende posizione sul dibattito della cosiddetta barbarie della civiltà contemporanea, rigettando le posizioni apocalittiche.
Nel 2013 ha pubblicato L'invenzione della natura selvaggia. Storia di un'idea dal XVIII secolo a oggi (Bollati Boringhieri), un ampio saggio in cui ricostruisce la nascita dell'idea di natura in cui tutt'oggi ci riconosciamo sullo sfondo della modernizzazione industriale. L'autore contrappunta la riflessione sulla wilderness e sull'ecologia, sull'intelligenza animale e sull'etica ambientale, con l'esperienza diretta di anni di alpinismo, di viaggi e di esplorazioni.
Nel 2017 è uscito Così vicini, così lontani. Il sentimento dell'altro, fra viaggi, social, tecnologie e migrazioni (Baldini & Castoldi) in cui, partendo dalla lontananza e dalla vicinanza, che costituiscono la diastole e la sistole dell'indagine, Brevini sviluppa una sorta di telemetria sociale e culturale ad ampio spettro, attingendo a una cassetta degli attrezzi interdisciplinare, che spazia dalla letteratura, all'antropologia, dalla sociologia alla psicologia, fino alle nuove scienze maturate intorno al mondo digitale. In polemica con l'efficientismo tecnocratico, mostra come tutti noi restiamo consegnati ai nostri metronomi naturali, alle ragioni del corpo, ai tempi della mente. Ma proprio le barriere invalicabili di homo sapiens possono offrire una via di fuga per sottrarci all'omologazione, alla distruzione dei grandi orizzonti, alle chimere informatiche. "Brevini, che è uno studioso di letteratura (soprattutto di poesia dialettale), ma anche un viaggiatore e alpinista, ci ha regalato, qualche anno fa, un libro-attraversata nel concetto di natura selvaggia (doppiamente declinata come wilderness e come wildness) che si può affiancare tranquillamente a quest'ultimo nello sforzo, pressoché titanico, di abbracciare la totalità, quasi sfidandola, tale e tanta è la messe di materiali, di riferimenti (anche bibliografici) che viene chiamata in campo: dalla Commedia dantesca ai più aggiornati trattati neuro-scientifici, dai memoir del Grand Tour al pensiero di Martin Heidegger, dal Giorno di Giuseppe Parini ai tropici (sempre meno tristi) di Claude Lévi-Strauss alle ultime diagnosi sulla cosiddetta età dell'empatia" (Paolo Di Stefano, Corriere della sera, 13 dicembre 2017).
Parallelamente all'insegnamento universitario e alla ricerca, Brevini ha svolto un'intensa attività alpinistica e ha compiuto viaggi in aree remote del pianeta: Atlante, Acacous, Sahara, Iran, Himalaya, Ladakh, India, Malaysia, Borneo, Patagonia, Terra del Fuoco, Capo Horn, Argentina, Baja California, Canada. La passione per il mondo artico lo ha portato in Lapponia, alle Far Oer, alle Svalbard, in Islanda, sull'Inlandsis della Groenlandia, in Siberia e al Polo Nord.
Da questi viaggi sono nati alcuni volumi autobiografici: Ghiacci. Uomini e avventure dalle Alpi al Grande Nord (Mondadori 2002), Il ponte dell'Erfolet. Come sono diventato alpinista (Le Chateau, 2002), Rocce. Dal Borneo alle Lofoten, dalle Alpi al Sahara. Avventure di uomini in scalata (Mondadori 2004). In La sfinge dei ghiacci. Gli italiani alla scoperta del Grande Nord (Hoepli 2009) ha ricostruito il ruolo pionieristico degli italiani nell'esplorazione dei quadranti settentrionali, giunti per primi a Capo Nord e al Polo Nord, oltre che impegnati nel Passaggio a Nord-est.
Nel 2015 è uscito Alfabeto verticale. La montagna e l'alpinismo in dieci parole (Il Mulino), in cui ha tentato un rinnovamento della letteratura di montagna, sperimentando l'alternanza di ricostruzione storica, riflessione saggistica e racconto di esperienze vissute.
Il volume è stato seguito nel 2017 sempre dal Mulino da Simboli della montagna, un viaggio nell'immaginario delle alte terre, partendo dalle icone, dagli emblemi, dalle figurazioni, che le hanno espresse nel corso dei secoli.
Nel 2019 ha pubblicato di nuovo dal Mulino Il libro della neve, uno studio sull'immaginario della neve nella cultura occidentale, che, sorretto da un vasto corredo iconografico, spazia dalla letteratura all'antropologia, dalla storia all'arte.
Ha presieduto il Centro studi Carlo Porta, che la Regione Lombardia ha fondato presso il Circolo Filologico di Milano, dirigendo il Vocabolario storico dei dialetti lombardi. In collaborazione con la regione Lombardia e con il Piccolo Teatro di Milano, è stato direttore artistico delle due edizioni della rassegna Volgar' Eloquio. Musica, teatro, poesia in dialetto svoltasi nel 2009 nel capoluogo lombardo.
È stato responsabile scientifico a livello mondiale per l'Anno Internazionale delle Montagne proclamato dall'Onu nel 2002; nel 2003 ha coordinato la ricerca Montagne e comunicazione promossa dalla Società economica valtellinese; nello stesso anno è stato direttore scientifico del Progetto Montagne Sicure varato dal Governo italiano e gestito dall'Istituto Nazionale di Ricerche sulla Montagna in collaborazione con diversi altri enti; sempre nel 2003 ha condotto su Rai3 la trasmissione settimanale QM-Qui Montagne; nel 2004-05 è stato Direttore della Comunicazione dei Campionati Mondiali Fis di sci alpino Bormio 2005 Lombardia.
Ha scritto su Panorama e L'Espresso e collabora da venticinque anni al Corriere della Sera.